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Fattore determinante della fedeltà di un segnale, è la limitazione della
banda di frequenza che è in grado di riprodurre; per esempio, le frequenze
basse rappresentano un problema per microfoni e altoparlanti, mentre quelle
alte lo sono per i circuiti analogici che stabiliscono un limite alla
frequenza più alta che li può attraversare. Una parziale soluzione a questi
problemi può essere ottenuta mediante la trasformazione numerica, cioè
digitale, delle forme d’onda che compongono un segnale sonoro.
Questo non aumenta i limiti imposti dalla larghezza di banda ridotta e
determinata dall’attuale tecnologia dei trasduttori, ma consente, entro
certi limiti, la ricostruzione di un segnale numerico pulito da uno
deteriorato, annullandone per così dire l’invecchiamento, e soprattutto
consente di utilizzarlo infinite volte senza per questo accrescerne il
livello del rumore. Ma la garanzia maggiore che dà un segnale digitale, è
quella di poterne fare tutte le copie che si vuole e operare su di esso in
fase di montaggio, filtraggio e modifica con precisione assoluta senza
perdita alcuna di qualità.
Si
osservi quindi ... cosa accade all’interno di un campionatore. Anche in
questo caso l’onda sonora è ricevuta da un microfono che la trasduce in
segnale elettrico che viene inviato a un filtro passabasso (LPF1);
successivamente viene campionato da un circuito S&H (Sample & Hold) e
inviato al convertitore analogico/digitale (ADC) che lo trasforma in valori
numerici, cioè lo digitalizza; un microprocessore (CPU) si incarica poi di
immagazzinarlo in memoria (RAM).
Durante
la riproduzione, il microprocessore legge i dati residenti in memoria e li
invia a un convertitore digitale/analogico (DAC) e successivamente a un
circuito latch (Sample & Hold); infine raggiungono un filtro passabasso
(LPF2) e di seguito un altoparlante. Un segnale digitale è sempre discreto e
non continuo, cioè non può assumere tutta la gamma di valori tra un minimo e
un massimo, valori che invece individuano sempre due gradini, cioè saltano
senza continuità tra due punti dello spazio.
L’attività svolta in questo sistema è scandita da una specie di orologio
interno (clock), che determina in quali istanti il sistema cambia stato,
cioè in cui accade un evento che non può quindi essere in un momento
qualsiasi come nei comuni sistemi analogici, ma solo in quelli dettati dal
clock.
Quindi il segnale trasformato in numerico non può assumere con continuità
tutti i valori possibili, ma solo quelli che il sistema è in grado di
codificare. Di seguito si esaminerà nuovamente, ma in modo più dettagliato,
il percorso fatto dal segnale all’interno di un sistema digitale. Il segnale
analogico proveniente dal microfono, raggiunge il filtro passabasso (LPF1)
che serve a eliminare dal segnale stesso tutte le frequenze troppo acute per
il sistema di cui si dispone. Il teorema di Shannon garantisce che
nell’operazione di campionamento non si abbia perdita di informazioni se la
frequenza di campionamento Fc è almeno il doppio della frequenza più alta
presente nel segnale da campionare.
Si
può anche dire che la frequenza di campionamento deve essere un’ottava più
acuta rispetto alla frequenza più elevata che si deve campionare, frequenza
che non è riferita alla fondamentale (nota che si suona), ma alla frequenza
più acuta presente nello spettro armonico. A questo punto il circuito Sample
& Hold, nella maggior parte dei casi incluso nell’ADC, effettua il
campionamento.
In
pratica il clock di sistema fa in modo che ogni 1/Fc secondi questo circuito
scatti tante fotografie, prese a intervalli rigorosamente regolari, detti
periodi di campionamento (Tc=1/ Fc). Naturalmente più spesso si registrano i
campioni, o meglio maggiore è la frequenza di campionamento Fc, e più sarà
fedele la successiva riproduzione del segnale (teorema di Shannon).
ALIASING
Se
al circuito S&H non si anteponesse il filtro passabasso LPF1, si potrebbe
incorrere nel fenomeno dell’aliasing o foldover, cioè dell’introduzione nel
campionamento di parziali non armoniche, che generano rumore ed effetti
dissonanti tipo ring modulator. Per esempio, si supponga di dovere
campionare un piatto splash, e di avere scelto come frequenza di
campionamento Fc=50 kHz.
Con
questi presupposti teoricamente, potremo campionare tutte le armoniche entro
i 25 kHz, ma sicuramente, anche se il nostro udito non è in grado di
percepirle (il campo dell’udibile va infatti da 16 Hz a 20 Khz), il piatto
splash emetterà anche armoniche con frequenza superiore chiamate Fs. In
questo caso viene a crearsi una frequenza immagine (alias) Fa=Fs-Fc/2.
Questa frequenza Fa viene registrata in memoria come rumore che disturba la
registrazione digitale. Al fine di eliminare questo fastidioso fenomeno,
viene introdotto un filtro passabasso LPF1 la cui funzione è quella di
impedire a tutte le armoniche superiori a Fc/2, ossia ai 25 kHz, di
raggiungere il convertitore ADC. E’ difficile ottenere filtri che attenuino
esattamente solo le frequenze indesiderate; in generale più la pendenza del
filtro si avvicina a 90 gradi e più aumentano le possibilità di eliminare
dette armoniche.
CONVERSIONE
ANALOGICO-DIGITALE
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Il campionamento produce una discretizzazione sull’asse delle ascisse
(tempo), per cui risulta che non tutti gli istanti sono significativi, ma
effettivamente contano solo quelli in cui il sistema campiona. Il tempo di
hold mantiene il segnale a livello costante mentre il convertitore ADC
trasforma il segnale campionato da analogico a digitale.
Per
fare questo esegue delle operazioni di quantizzazione convertendo un segnale
elettrico in ingresso, quasi sempre una tensione, e restituendo in uscita
una parola binaria formata da N bit. In pratica con N bit a disposizione per
ogni parola, si possono definire 2 N
( , indica l’elevamento a potenza)
diverse parole, che costituiscono i quanti o livelli di quantizzazione
possibili. Per esempio una parola di 8 bit (N=8), darà origine a 2 N
livelli, cioè 256.

La
quantizzazione da origine a una rappresentazione a scalini della forma
d’onda campionata; la differenza tra un gradino e quello immediatamente
successivo è detto LSB (Least Significant Bit, o bit meno significativo) ed
equivale alla differenza tra il valore massimo e minimo all’interno di un
intervallo di quantizzazione.
Per
cui ne risulta che, maggiore è il numero dei livelli di quantizzazione,
migliore è l’approssimazione tra il segnale scalinato e il corrispondente
segnale analogico continuo. Da questo ne deriva che le parole in uscita
dall’ADC differiscono tra loro di almeno un LSB e quindi non possono
assumere tutti i possibili valori come nel caso dei segnali analogici; è
pertanto necessario effettuare una sorta di approssimazione tra due livelli
di quantizzazione adiacenti.
Questa
approssimazione comporta un errore di quantizzazione che è man mano
riducibile all’aumentare del numero di bit N a disposizione per parola. In
generale se W è il campo, tra un minimo e un massimo nel quale varia
l’ampiezza del segnale campionato, il gradino LSB vale W/N, cioè cala al
crescere di N, mentre l’errore massimo di quantizzazione vale LSB/2. Per
capire meglio il discorso si procederà con un esempio: si supponga di avere
un segnale analogico compreso tra -3,5 e + 3,5 volt con a disposizione un
ADC a 3bit (N=3), che significa avere a disposizione 23=8 livelli di
quantizzazione. ... ogni gradino corrisponde un passo di 1 volt, che
comporta un errore di quantizzazione massimo di 0,5 volt (LSB/2).
Infatti un qualunque campione del segnale analogico che cade all’interno di
questo gradino, viene approssimato per difetto nel caso “a”, in eccesso nel
caso “c”, oppure in modo indifferente nel caso ‘U’, in cui si registra la
situazione di massimo scostamento tra due livelli, individuando la
situazione di massimo errore.
Risulta evidente che i due casi a e c, determinano un errore minore di 0,5
volt e comunque tanto più piccolo quanto più i valori dei campioni
corrispondenti saranno vicini ai rispettivi livelli di quantizzazione.
Anche se i campioni a, b, c hanno in realtà tre valori diversi, dopo il
processo di quantizzazione, daranno origine solo a due valori del tipo:
a=b=livello 1 e c=livello 2, oppure a=livello 1 e b=c=livello 2. Gli errori
di quantizzazione producono delle evidenti difficoltà nella ricostruzione
del segnale che risulterà tanto meno fedele quanto più questi saranno
elevati. Da questo ne deriva che, più N è alto, cioè più livelli di
quantizzazione si hanno per definire uno stesso segnale, e più risulta
fedele la rappresentazione del segnale.
La
dinamica è intesa come il rapporto tra i volumi più forte e più piano; una
volta fissato il livello massimo di volume, questo rapporto cresce in
funzione del minimo segnale percepibile, cioè del rumore. Diminuendo il
rumore si abbassa la soglia rendendo udibili anche i minimi volumi di un
suono.
Qualche volta si crea una certa confusione tra dinamica effettiva e rapporto
S/N (segnale/rumore), anche perché gli stessi costruttori alla voce S/N
indicano sempre la dinamica che in realtà è sempre migliore di almeno 10-15
dB.
La
dinamica del segnale campionato dipende dal numero di bit utilizzati nella
conversione; la dinamica ottenibile con un ADC viene espressa in dB e viene
calcolata tramite la formula: (6 x N) + 1.8, con N che rappresenta i bit
usati per parola. Con 8 bit è possibile ottenere una dinamica di (6 x 8) +
1.8 = 49.8 dB, appena accettabili per esigenze musicali non a livello
professionale. Una riproduzione sonora decente deve avere almeno 60 dB di
dinamica, questo tenendo in considerazione che chitarre, bassi elettrici,
pianoforti e percussioni possono produrre picchi dinamici di 100 dB.
Il
rumore e la dinamica sono strettamente correlati, infatti il minimo livello
di volume percepibile è imposto dal rumore che funziona perciò come una
soglia per i passaggi “pianissimo”.
Applicando la formula sopra descritta, un convertitore ADC a 16 bit è in
grado di fornire una dinamica di (6 x 16) + 1.8 = 97,8dB, con costi
abbastanza contenuti.
IMAGING, FILTRI
ANALOGICI E DIGITALI
L’imaging
nella conversione digitale analogico è il corrispondente dell’aliasing in
quella analogico/digitale. Esso consiste nell’apparizione di frequenze
indesiderate che non erano presenti nel segnale originale, ma sono state
generate, per esempio, da rumore digitale, o da frequenze che avrebbero
dovuto essere originariamente soppresse dal filtro passabasso LPF1 in
ingresso. Il compito di eliminare, oppure, per lo meno tentare di eliminare,
tutte le armoniche che possono disturbare la riproduzione del suono
campionato, è del filtro ricostruttore LPF2 in uscita.
Infatti, se Fl è la frequenza di lettura, si conosce già che la frequenza
più alta correttamente riproducibile è in teoria Fl/2, cioè la metà; d’altro
canto è anche noto che al DAC arriva sempre una forma d’onda scalinata con
uno spettro di frequenza periodico e non limitato, con frequenze anche
superiori a Fl/2. I filtri analogici, che sono circuiti hardware che
intervengono su di un segnale già convertito proveniente dal DAC, non sono
perfetti, cioè non sono a pendenza infinita (90 gradi), e non sono in grado
di eliminare tutte le armoniche indesiderate che disturbano l’ascolto finale
del suono.
La
realizzazione di filtri analogici con pendenze molto ripide, del tipo nono
ordine, è molto complicata (per non parlare del costo), e la fase risulta
non lineare; questo significa che le alte frequenze vengono sfasate rispetto
alle basse, provocando distorsione.
A
questo inconveniente si può ovviare utilizzando un filtro digitale, cioè un
programma software che manipoli il segnale prima che questo giunga al DAC.
In uscita dal convertitore è comunque sempre presente, seppur in quantità
limitata, un po’ di rumore che può essere eliminato con un buon filtro
ricostruttore LPF2. Il problema è che per ora i filtri digitali sono
complicati da programmare ed hanno costi ancora elevati. |
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